Sacroileite: cos’è, cause, sintomi e cura del dolore alla schiena e al bacino
1. Sacroileite: cos’è e perché può causare dolore alla schiena e al bacino
La sacroileite è un’infiammazione dell’articolazione sacroiliaca, la struttura che collega il sacro – l’osso triangolare alla base della colonna vertebrale – alle ossa iliache del bacino. Sebbene spesso venga diagnosticata come una causa di dolore lombare, la sua reale incidenza è più difficile da determinare, poiché i sintomi possono sovrapporsi a quelli di altre condizioni della regione lombosacrale.
Il dolore causato dalla sacroileite può essere localizzato a livello della parte bassa della schiena, nella zona del gluteo o irradiarsi lungo l’arto inferiore, simulando talvolta una sciatalgia. Può presentarsi in forma acuta, con episodi improvvisi e intensi, oppure diventare una condizione cronica, con un dolore più persistente che può variare di intensità nel tempo.
Sacroileite bilaterale e monolaterale: quali sono le differenze?
La sacroileite può interessare una sola articolazione (monolaterale) o entrambe (bilaterale). Nel primo caso, spesso il dolore si manifesta su un solo lato della parte bassa della schiena o del bacino, mentre nella forma bilaterale il disagio può essere più diffuso e meno facilmente localizzabile.
La forma bilaterale è più comune nelle malattie infiammatorie di origine reumatologica, come la spondilite anchilosante, mentre la forma monolaterale si osserva più frequentemente in seguito a traumi, sovraccarichi funzionali o alterazioni del movimento che coinvolgono l’articolazione.
Sebbene la sacroileite sia considerata una possibile fonte di dolore lombare, è importante sottolineare che non tutte le infiammazioni dell’articolazione sacroiliaca sono sintomatiche e che, in molti casi, i disturbi riferiti dai pazienti possono essere attribuiti a condizioni più comuni, come la lombalgia aspecifica o la disfunzione miofasciale.
Nel prossimo paragrafo vedremo quali sono le cause più comuni della sacroileite e i meccanismi che possono favorire l’infiammazione dell’articolazione sacroiliaca.
2. Cause della sacroileite: perché si infiamma l’articolazione sacroiliaca?
L’infiammazione dell’articolazione sacroiliaca può derivare da una combinazione di fattori, che spaziano da cause meccaniche e funzionali a condizioni infiammatorie e reumatologiche. Non esiste un’unica causa per la sacroileite e, in molti casi, il dolore riferito dai pazienti è parte di un quadro più ampio di disturbi lombari, con un coinvolgimento variabile dell’articolazione sacroiliaca.
Sovraccarico e alterazioni del movimento
L’articolazione sacroiliaca è una struttura che deve garantire sia stabilità che una minima mobilità tra il bacino e la colonna vertebrale. Attività che comportano carichi ripetuti, movimenti estremi o schemi di movimento alterati possono provocare una risposta infiammatoria locale.
Fattori come:
- Movimenti ripetitivi e carichi elevati (es. sollevamento pesi, lavori manuali intensi, sport ad alto impatto).
- Traumi diretti (cadute, incidenti stradali con impatto al bacino).
- Dismetria degli arti inferiori significativa (in rari casi, una differenza marcata nella lunghezza delle gambe può modificare la biomeccanica del bacino e della sacroiliaca).
Sebbene si ipotizzi che alcune variazioni nel movimento dell’articolazione sacroiliaca possano favorire l’insorgenza della sacroileite, non esistono prove scientifiche solide che colleghino direttamente fattori posturali o “squilibri” muscolari a questa condizione.
Malattie infiammatorie e reumatologiche
Le patologie reumatologiche rappresentano una delle cause più comuni di sacroileite bilaterale. Tra queste, la più nota è la spondilite anchilosante, una malattia infiammatoria cronica che colpisce la colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache, portando progressivamente a rigidità e dolore persistente.
Altre condizioni infiammatorie associate alla sacroileite includono:
- Artrite psoriasica
- Artrite reattiva
- Malattie infiammatorie intestinali (come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa)
In questi casi, la sacroileite non è isolata, ma fa parte di un quadro sistemico, con sintomi che possono coinvolgere altre articolazioni e tessuti dell’organismo.
Gravidanza e cambiamenti ormonali
Durante la gravidanza, l’articolazione sacroiliaca è sottoposta a maggiori sollecitazioni a causa di:
- Aumento del peso corporeo.
- Modificazioni ormonali che rendono i legamenti più lassisti.
- Cambiamenti nella distribuzione del carico sul bacino.
Sebbene il dolore pelvico sia comune in gravidanza, non sempre è riconducibile a una vera e propria sacroileite, ma può derivare da altre strutture muscoloscheletriche coinvolte nell’adattamento del corpo ai cambiamenti fisiologici della gestazione.
Traumi e interventi chirurgici
Fratture, interventi chirurgici al bacino o alla colonna lombare e infezioni possono innescare un’infiammazione dell’articolazione sacroiliaca. In particolare, la sacroileite post-chirurgica può verificarsi dopo procedure come la fusione spinale lombare, a causa dell’aumento dello stress meccanico sulla sacroiliaca nei segmenti adiacenti alla zona operata.
Nel prossimo paragrafo analizzeremo i sintomi tipici della sacroileite e come distinguerla da altre cause di dolore lombare.
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3. Sintomi della sacroileite: come riconoscerla?
I sintomi della sacroileite possono variare in base alla causa, alla durata dell’infiammazione e all’eventuale coinvolgimento di altre strutture della regione lombosacrale. Tuttavia, il dolore localizzato nella zona bassa della schiena e del bacino è il segno più caratteristico di questa condizione.
Dolore alla schiena, bacino e glutei
Il dolore da sacroileite è tipicamente profondo e sordo, e si avverte nella parte inferiore della schiena, ai lati del sacro o a livello dei glutei. A seconda della gravità dell’infiammazione, può rimanere circoscritto a un solo lato (sacroileite monolaterale) o interessare entrambe le articolazioni (sacroileite bilaterale).
Il dolore può:
- Peggiorare quando si rimane seduti a lungo o si cambia posizione bruscamente.
- Essere più intenso durante attività come camminare, salire le scale o correre.
- Aumentare con il carico, soprattutto se si sollevano pesi o si ruota il bacino in modo ripetuto.
Irradiazione del dolore alle gambe e difficoltà nei movimenti
In alcuni casi, il dolore può estendersi alla parte posteriore della coscia o lungo l’arto inferiore, simulando una sciatalgia. Tuttavia, a differenza della sciatica vera e propria, il dolore da sacroileite non segue un percorso radicolare ben definito, e tende a rimanere più superficiale.
Altri sintomi possono includere:
- Sensazione di rigidità mattutina, che migliora con il movimento.
- Difficoltà nel girarsi nel letto o nello stare in piedi per lunghi periodi.
- Dolore accentuato dalla pressione diretta sulla zona sacroiliaca (ad esempio quando si è sdraiati su un fianco).
Differenze con altre condizioni lombari
La sacroileite può essere confusa con altre cause di dolore lombare, tra cui:
- Lombalgia aspecifica: più diffusa e meno localizzata rispetto al dolore sacroiliaco.
- Ernia del disco: provoca un dolore radicolare più netto e spesso associato a formicolio o deficit di forza.
- Sindrome del piriforme: causa una compressione del nervo sciatico con sintomi più simili alla sciatica.
Poiché molte condizioni possono generare dolore nella stessa area, una valutazione accurata è fondamentale per distinguere la sacroileite da altre problematiche lombosacrali.
Nel prossimo paragrafo analizzeremo quali test ed esami possono aiutare a confermare la diagnosi di sacroileite.
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4. Diagnosi della sacroileite: come si riconosce con esami e test clinici?
La diagnosi di sacroileite non è sempre immediata, poiché i sintomi possono sovrapporsi a quelli di altre condizioni lombari. Per questo motivo, è fondamentale un’attenta valutazione clinica, supportata da esami di imaging, per confermare la presenza di un’infiammazione dell’articolazione sacroiliaca.
Visita specialistica e test clinici
Il primo passo per diagnosticare la sacroileite è l’anamnesi, ovvero la raccolta delle informazioni sulla storia del paziente, l’andamento del dolore e i fattori che lo scatenano o lo alleviano. Segue poi l’esame obiettivo, in cui il fisioterapista o lo specialista esegue test specifici per valutare il coinvolgimento dell’articolazione sacroiliaca.
I principali test clinici includono:
- Test di Patrick (FABER test): il paziente è in posizione supina con il piede di una gamba appoggiato sul ginocchio opposto. La pressione sul ginocchio e sull’anca può evocare dolore nella zona sacroiliaca.
- Test di compressione pelvica: il paziente è sdraiato su un fianco e si applica una pressione sul bacino; se compare dolore, la sacroileite potrebbe essere presente.
- Test di Gaenslen: consiste nell’estendere un arto inferiore mentre l’altro rimane flesso; un dolore nella regione sacroiliaca può indicare infiammazione.
Questi test, però, non sono infallibili e devono essere sempre interpretati nel contesto clinico generale, poiché il dolore può essere influenzato anche da altre strutture della colonna o del bacino.
Esami strumentali per la conferma diagnostica
Per confermare la presenza di una sacroileite, si possono utilizzare diversi esami di imaging, a seconda della sospetta origine del problema.
- Risonanza magnetica (RM) → È l’esame più sensibile per identificare un’infiammazione attiva dell’articolazione sacroiliaca. Utile soprattutto nei casi di sacroileite di origine reumatologica, come nella spondilite anchilosante.
- Radiografia (RX) → Può evidenziare alterazioni degenerative o segni di sacroileite avanzata, ma non rileva le fasi infiammatorie iniziali.
- Tomografia computerizzata (TC) → Fornisce immagini più dettagliate della struttura ossea, utile nei casi di sospetta sacroileite cronica con segni di erosione articolare.
- Ecografia con power Doppler → Può essere impiegata per individuare segni di infiammazione nei tessuti molli circostanti, sebbene abbia una sensibilità inferiore rispetto alla risonanza magnetica.
Nei casi dubbi, si può eseguire un’infiltrazione diagnostica con anestetico locale nella sacroiliaca: se il dolore scompare temporaneamente, significa che l’articolazione è la fonte principale dei sintomi.
Nel prossimo paragrafo vedremo quali sono le strategie di trattamento più efficaci per gestire la sacroileite e ridurre il dolore.
5. Trattamento della sacroileite: cosa fare per ridurre il dolore?
La gestione della sacroileite dipende dalla causa sottostante e dall’intensità dei sintomi. In molti casi, il trattamento è conservativo e mira a ridurre il dolore, migliorare la mobilità e prevenire ricadute.
Approccio conservativo: fisioterapia e modifiche dello stile di vita
La fisioterapia rappresenta uno degli interventi più efficaci per la gestione della sacroileite. Gli obiettivi principali sono:
- Ridurre l’infiammazione e il dolore attraverso tecniche manuali, terapia fisica e strategie di gestione del carico.
- Migliorare il controllo motorio e la stabilità del bacino con esercizi mirati.
- Educare il paziente su posture e movimenti che possono aggravare i sintomi.
Gli esercizi più utili comprendono:
- Mobilizzazione della colonna lombosacrale e dell’anca per migliorare la fluidità dei movimenti.
- Rafforzamento dei muscoli stabilizzatori del bacino, come il core e i glutei.
- Stretching mirato per ridurre tensioni muscolari e migliorare la mobilità.
In aggiunta, possono essere consigliate modifiche dello stile di vita, come:
- Evitare posizioni prolungate e movimenti ripetitivi che sovraccaricano la sacroiliaca.
- Utilizzare scarpe adeguate e, in alcuni casi, plantari se sono presenti alterazioni biomeccaniche.
- Integrare momenti di movimento durante la giornata per prevenire la rigidità.
Terapie farmacologiche e infiltrative
Quando il dolore è particolarmente intenso, possono essere utilizzati farmaci per ridurre l’infiammazione:
- Antinfiammatori non steroidei (FANS) per alleviare il dolore nelle fasi acute.
- Miorilassanti, in caso di spasmi muscolari associati.
- Corticosteroidi in infiltrazione direttamente nell’articolazione sacroiliaca nei casi più resistenti, con un effetto antinfiammatorio prolungato.
Le infiltrazioni non rappresentano una soluzione definitiva, ma possono essere utili per ridurre temporaneamente il dolore e permettere un recupero più efficace con la fisioterapia.
Trattamenti avanzati: chirurgia e radiofrequenza
Nei rari casi in cui il dolore persiste nonostante le terapie conservative, si possono valutare opzioni più invasive:
- Denervazione con radiofrequenza: una procedura minimamente invasiva che interrompe la trasmissione del dolore dalle terminazioni nervose della sacroiliaca.
- Fusione sacroiliaca: indicata solo in situazioni estreme di instabilità cronica e dolore intrattabile, con l’obiettivo di bloccare l’articolazione.
Quanto tempo serve per guarire dalla sacroileite?
La durata del recupero varia in base alla causa e alla gravità della condizione. In genere:
- I casi acuti migliorano in 4-6 settimane con un trattamento adeguato.
- Le forme croniche possono richiedere un percorso più lungo di fisioterapia e adattamento dello stile di vita.
- Le condizioni infiammatorie reumatologiche necessitano di un trattamento specifico a lungo termine.
Conclusione
La sacroileite è una condizione che può causare dolore significativo, ma con un approccio terapeutico mirato è possibile migliorare la qualità della vita e ridurre il rischio di recidive. Se il dolore persiste, è importante rivolgersi a un fisioterapista esperto per una valutazione accurata e un percorso di trattamento personalizzato.
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